Il giorno dopo …

Il giorno dopo è sempre così. Il giorno dopo qualsiasi cosa. Un anno bisestile, una passione non corrisposta, una sbornia di liquore dolce. Non riesci ad abituarti all’idea di essere già al giorno dopo. Ti ritrovi nel tuo primo pomeriggio del tuo primo di gennaio a metà novembre e ti accorgi di essere stonato, perché fuori tempo. Per gli altri è un giorno come un altro. Per te, è un giorno come te. Sei in ritardo. Non sei ancora uscito da ieri ed è già domani, anche se gli altri lo chiamano oggi.

Il vizio dell’agnello- Andrea G.Pinketts

La stazione.

 

Nascosta da qualche parte nel vostro inconscio vi è una visione idilliaca. Ci vediamo in un lungo viaggio su tutto il continente. Viaggiamo in treno. Fuori del finestrino ammiriamo il passaggio a livello, bestiame al pascolo su una collina lontana, fumo che fuoriesce da una centrale termica, file su file di grano e di mais, pianure e valli, montagne e dolci colline, profili di città e ville nei paesini.

Ma dominante nella nostra mente è la destinazione finale. In un certo giorno a una certa ora entreremo nella stazione. Ci saranno bande musicali e sventolio di bandiere. Una volta arrivati lì, tanti sogni meravigliosi si avvereranno e i pezzi della nostra vita si completeranno a vicenda come un rompicapo portato a termine. Con quale irrequietezza percorriamo i corridoi, maledicendo i minuti d’ozio, aspettando, aspettando, aspettando la stazione.
“Quando arriveremo in stazione, sarà fatta!” gridiamo. “Quando avrò diciotto anni” “Quando mi comprerò una Mercedes Benz nuova!” “Quando l’ultimo figlio avrà terminato l’Università.” “Quando avrò finito di pagare il mutuo!” “Quando avrò la promozione.” “Quando raggiungerò la l’età della pensione vivrò felice e contento!”
Prima o poi dobbiamo renderci conto che non vi è nessuna stazione, nessun luogo a cui arrivare una volta per tutte. La vera gioia della vita è il viaggio. La stazione è soltanto un sogno. Ci distanzia sempre. “Assapora l’attimo fuggente”
Non sono i fardelli di oggi a fare impazzire gli uomini. Sono i rimpianti di ieri e le paure di domani. Rimpianti e paure sono ladri che ci derubano dell’oggi. Allora smettete di percorrere i corridoi e di contare i chilometri.
Invece scalate più montagne, mangiate più gelato, camminate più spesso a piedi nudi, nuotate in più fiumi, ammirate più tramonti, ridete di più, piangete di meno.
La vita deve essere vissuta a mano a mano che si procede. La stazione arriverà fin troppo presto”.

                                                                                                                                                                                                                          Robert J. Hastings.

INSANE- EMAN.

“Le ombre, cambiano ogni notte, dipende da che luce ha effetto su di te.
La forza che non hai, il coraggio che non c’è, la luna che volevi, il buio dentro te.
Ora ti treman le mani, ti han tagliato le ali. 
Ora hai paura a guardare i tuoi abissi da quant’è che non voli?.”

Anche quando nasci in una città un po’ indietro come Catanzaro, puoi avere le tue soddisfazioni.
Grande Eman.

“Rompi questo bicchiere.”

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Il vino rendeva le cose più facili per lui. E per me.

– Perché ti sei interrotto all’ improvviso? Perché non vuoi parlare di Dio, della Vergine, del mondo spirituale?

– Voglio parlare di un altro tipo di amore – insistette lui. – Quello che provano un uomo e una donna, e in cui pure si manifestano i miracoli.

Presi le sue mani. Poteva anche conoscere i grandi misteri della Dea – ma di amore ne sapeva quanto me. Anche se aveva viaggiato tanto.

E io avrei dovuto pagare un prezzo: l’iniziativa. Perché la donna paga il prezzo più alto: la resa.

Restammo lì tenendoci per mano a lungo. Leggevo nei suoi occhi le paure ancestrali che il vero amore suscita come prove da vincere. Vi lessi il ricordo del rifiuto della sera precedente, il lungo tempo che avevamo trascorso separati, gli anni nel monastero alla ricerca di un mondo dove queste cose non accadevano.

Leggevo nei suoi occhi le migliaia di volte in cui si era prefigurato questo momento, gli scenari che aveva creato intorno a noi, la pettinatura che avrei potuto avere in quel momento e il colore dei miei vestiti. Io avrei voluto dirgli che “sì”, sarebbe stato il benvenuto, che il mio cuore aveva vinto la battaglia. Avrei voluto dirgli quanto lo amavo, quanto lo desideravo in quel momento.

Ma rimasi in silenzio. Assistetti, come se fosse un sogno, alla sua lotta interiore. Vidi che aveva davanti a sé il mio “no”, la paura di perdermi, le dure parole che aveva udito in momenti simili – perché ci passiamo tutti, e accumuliamo cicatrici.

I suoi occhi cominciarono a brillare. Sapevo che stava superando tutte quelle barriere.

Allora liberai una delle mie mani, presi un bicchiere e lo spostai sul bordo del tavolo.

– Cadrà – disse lui.

– Proprio così. Voglio che tu lo faccia cadere.

– Rompere un bicchiere?

Sì, rompere un bicchiere. Un gesto apparentemente semplice, ma che implicava certi terrori che non riusciremo mai a comprendere bene. Cosa c’è di sbagliato nel rompere un bicchiere di poco valore – quando a tutti è capitato di farlo nella vita?

– Rompere un bicchiere? – ripetè lui. – Perché?

– Potrei darti varie spiegazioni – risposi. – Ma, in realtà, è solo per romperlo.

– Per te?

– Ovviamente no.

Guardava il bicchiere di vetro sul bordo del tavolo – preoccupato che cadesse.

“È un rito di passaggio, come dici anche tu”, mi venne voglia di dirgli. “È ciò che è proibito. I bicchieri non si rompono di proposito. Quando entriamo in un ristorante, o anche quando siamo a casa, stiamo attenti a che i bicchieri non finiscano sul bordo del tavolo. Il nostro universo esige da noi che si faccia attenzione a che i bicchieri non cadano a terra.

Eppure – continuai a pensare – se involontariamente li rompiamo, ci accorgiamo che non era poi così tanto grave. Il cameriere dice “non ha importanza”, e a me non è mai capitato di vedere che un bicchiere rotto venisse incluso nel conto di un ristorante. Rompere bicchieri fa parte della vita, e non causiamo alcun danno a noi, al ristorante, o al prossimo.

Diedi uno spinta al tavolo. Il bicchiere ondeggiò, ma non cadde.

– Attenzione! – esclamò lui, istintivamente.

– Rompi il bicchiere – insistetti.

Rompi questo bicchiere, pensavo fra me e me, perché è un gesto simbolico. Cerca di capire che io, dentro di me, ho rotto cose ben più importanti di un bicchiere, e ne sono felice. Pensa alla tua lotta interiore e rompi questo bicchiere.

Perché i nostri genitori ci hanno insegnato a fare attenzione con i bicchieri, e con i corpi. Ci hanno insegnato che le passioni dell’infanzia sono impossibili, che non si devono allontanare gli uomini dal sacerdozio, che gli uomini non fanno miracoli, e che nessuno parte per un viaggio senza conoscere la meta.

Rompi questo bicchiere, ti prego – e liberaci da tutti questi maledetti concetti, da questa mania che tutto si deve spiegare e che si deve fare solo quello che gli altri approvano.

– Rompi questo bicchiere – lo pregai ancora una volta.

Fissò i suoi occhi nei miei. Poi, lentamente, fece scivolare la mano sul ripiano del tavolo, fino a sfiorare il bicchiere. Con un movimento rapido, lo fece cadere a terra.

Il rumore del vetro che andava in frantumi attirò l’attenzione di tutti. Invece di dissimulare il gesto con una richiesta di scuse, lui mi guardava sorridendo – e io ricambiavo il suo sorriso.

– Non ha importanza – esclamò il giovane che serviva ai tavoli.

Ma lui non mi udì. Si era alzato, mi aveva afferrata per i capelli e mi stava baciando.

Afferrai anch’io i suoi capelli, lo abbracciai con tutta la forza, morsi le sue labbra, sentii la sua lingua muoversi nella mia bocca. Era un bacio che avevo atteso a lungo – che era nato presso i fiumi della nostra infanzia, quando ancora non comprendevamo il significato dell’amore. Un bacio che era rimasto in sospeso quando eravamo cresciuti, che aveva viaggiato nel mondo attraverso il ricordo di una medaglia, che era rimasto nascosto dietro pile di libri di studio per un concorso pubblico. Un bacio che si era smarrito tante volte e che ora era stato ritrovato. In quel minuto di bacio c’erano anni di ricerche, di delusioni, di sogni impossibili.

Lo baciai con forza. Le poche persone presenti nel bar devono averci guardato, e forse pensavano di assistere a un semplice bacio. Non sapevano che in quel minuto di bacio c’era la somma della mia vita, della vita di lui, della vita di chiunque speri, sogni e ricerchi il proprio cammino sotto il sole.

Nel minuto di quel bacio c’erano tutti i momenti di gioia che ho vissuto.

   Paolo Coelho.